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Una ragione XL per difendere Trump

Asti, 29 gennaio 2017

 

Protezionista, folle, populista, anti ambientalista: se ne sono dette di cotte e di crude su Donald Trump e sono sicuro che molte se diranno ancora, ma se si parla del tanto discusso progetto Keystone XL allora il Donald a stelle e strisce potrebbe essere sulla strada giusta.

Ragioniamo su questo argomento: il compimento dell’opera sarà senza dubbio un evento positivo per gli States, almeno in termini di approvvigionamento di greggio, in quanto consentirebbe un flusso più agevolato dell’Heavy Crude prodotto dalle sabbie bituminose dell’Alberta (Canada) verso le raffinerie USA.  Dal punto di vista del mercato del lavoro, invece, la discussione diventa più ampia e forse non ci saranno tutti i benefici decantati da Mr. President: a tutti gli effetti è senz’altro vero che per effettuare i lavori saranno necessarie circa 10000 persone, ma si tratta di posti di lavoro sostanzialmente temporanei poichè, a lavori ultimati, per mantenere la struttura in funzione poche decine di elementi saranno sufficienti.

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E sul fronte ambientalista? Beh, io non ci spenderei troppe parole: se Keystone – che sarà conforme ai più recenti e severi criteri di sicurezza – non è giudicata sicura dal punto di vista ambientale, allora tutte le pipelines vecchie di anni ed anni le chiudiamo all’istante? E questo, badate bene, vale anche per il tanto criticato Dakota Access!  So che questi argomenti possono suonare indigesti, ma questa è la mia opinione e poichè questo è il mio blog… Continua a leggere

Stati Uniti: la Recessione di Jim

Asti, 6 marzo 2016

Jim Rogers – presidente di Rogers Holdings – è sicuro che nell’arco di 12 mesi gli Stati Uniti entreranno in Recessione: questo è quanto dichiarato da Rogers in un’intervista rilasciata a Guy Johnson diffusa da Bloomberg Tv.

“Sono passati quanti sette anni? Otto anni dall’ultima Recessione? Storicamente abbiamo uno stato di Recessione entro i quattro – sette anni per una qualsiasi ragione, non dico che debba per forza accadere in sette anni, ma guardate il debito: è sconcertante!”.

La proiezione di Rogers lascia basiti in quanto si presenta in netto disaccordo con quella dei maggiori analisti di Wall Street, che parlano di una probabilità di Recessione pari al 33%.

Rogers, dal canto suo, non è stato preciso nel fornire indicazioni relative ad un possibile fattore scatenante, ma ha affermato che un eccessivo rallentare delle economie in Cina, Giappone ed Eurozona potrebbero essere dei significativi canali di contagio.

L’ex socio di George Soros ha suggerito che se gli investitori osservano i dati macro in modo corretto si possono già da ora notare segnali ben precisi di un vacillare dell’economia a stelle e strisce.

“Non prestate attenzione ai dati diffusi dal governo, ma guardate con attenzione i numeri reali”.

La posizione di Rogers sul Dollaro USA è nettamente Long ed a questo proposito dichiara:

“Potremmo avere una bolla sul Dollaro, mi spiego: se lo scenario recessivo USA si verifica accompagnato da un pesante rallentamento delle economie globali, allora gli investitori metterebbero i loro soldi nel Dollaro e così si genererebbe una bolla”

Petrolio ed Oro

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PETROLIO, RIYADH: UN NEMICO DA UN MILIARDO DI BARILI

Petrolio: Output Freezing e Ripercussioni sui mercati

Asti, 28 febbraio 2016

L’Arabia Saudita ha ribadito chiaramente che non sarà effettuato – almeno a breve termine – nessun taglio alla produzione, ma nel corso della CERAWeek di Houston ha altrettanto chiaramente confermato l’intenzione di rispettare l’impegno preso volto a congelare la produzione agli attuali livelli.

L’accordo risale alla settimana passata e ad esso hanno aderito anche Venezuela e Qatar, ma quali sono le reali ripercussioni sul mercato di tale accordo? Apparentemente nessuna, in fin dei conti l’Arabia Saudita sta attualmente pompando Greggio ad un livello estremamente elevato, ma non tutti la pensano così ed effettivamente le cose potrebbero rivelarsi lievemente diverse.

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La situazione è ben spiegata da Olivier Jakob (Petromatrix GmbH) che dichiara: “L’estate è ormai alle porte ed un congelamento della produzione potrebbe essere equivalente ad una contrazione delle esportazioni: se i sauditi rinunceranno ad incrementare l’output quando il fabbisogno interno raggiunge il suo apice, allora potrebbero esserci 500000 barili in meno che si riverseranno a mercato su base giornaliera”. Continua a leggere