Petrolio: Output Freezing e Ripercussioni sui mercati

Asti, 28 febbraio 2016

L’Arabia Saudita ha ribadito chiaramente che non sarà effettuato – almeno a breve termine – nessun taglio alla produzione, ma nel corso della CERAWeek di Houston ha altrettanto chiaramente confermato l’intenzione di rispettare l’impegno preso volto a congelare la produzione agli attuali livelli.

L’accordo risale alla settimana passata e ad esso hanno aderito anche Venezuela e Qatar, ma quali sono le reali ripercussioni sul mercato di tale accordo? Apparentemente nessuna, in fin dei conti l’Arabia Saudita sta attualmente pompando Greggio ad un livello estremamente elevato, ma non tutti la pensano così ed effettivamente le cose potrebbero rivelarsi lievemente diverse.

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La situazione è ben spiegata da Olivier Jakob (Petromatrix GmbH) che dichiara: “L’estate è ormai alle porte ed un congelamento della produzione potrebbe essere equivalente ad una contrazione delle esportazioni: se i sauditi rinunceranno ad incrementare l’output quando il fabbisogno interno raggiunge il suo apice, allora potrebbero esserci 500000 barili in meno che si riverseranno a mercato su base giornaliera”.

La richiesta stagionale saudita è da sempre soddisfatta con un incremento di produzione pari a 360000 barili giornalieri (rilevazione media riferita ai mesi di giugno e luglio rispetto ai livelli di gennaio), ma il picco di richiesta derivante da un maggior consumo di energia elettrica potrebbe raggiungere i 500000 barili.

“Il mercato si attende ancora un incremento di produzione durante il periodo estivo – spiega Amrita Sen, Energy Aspectsma il congelamento della produzione lascia intuire un calo delle esportazioni”.

Attualmente la produzione saudita risulta a livelli particolarmente elevati a causa della lotta per le Market Shares e si attesta a 10.2 milioni di barili giornalieri (dati riferiti al mese di gennaio): questo valore supera il picco di produzione estiva di quasi tutti gli ultimi 10 anni.

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In quasi tutti gli ultimi 10 anni…. Si, quasi tutti! Perchè un’eccezione l’abbiamo avuta e si tratta del 2015, quando il picco estivo di produzione raggiunse i 10.6 milioni di barili, circa 400000 in più rispetto al mese passato.

I dati rilasciati dalla International Energy Agency (IEA) evidenziano un Surplus relativo al secondo trimestre pari a circa 1.5 milioni di barili giornalieri.

Sarà davvero necessario aumentare l’output?

Secondo l’analisi di Sen nel corso di quest’anno non avrebbe avuto la necessità di potenziare l’output per far fronte alla richiesta ed a sopperire alle esigenze interne potrebbero essere le ampie scorte di Petrolio e le forniture di Gas Naturale in arrivo dal nuovo bacino di Wasit: se le forniture di ripiego saranno sufficienti, allora l’impatto sulle esportazioni potrebbe non essere così significativo.

Terminando l’analisi di questo accordo, trovo che sia inevitabile sottolineare la durata dello stesso: in teoria il tutto dovrebbe rimanere in vigore per circa tre / quattro mesi, al termine dei quali sarà necessario decidere se intraprendere altre azioni al fine di dare seguito a quello che al Naimi stesso ha definito “L’inizio di un processo”.

Se pensate a quanto scritto in precedenza, questi tre o quattro mesi qualche pensiero lo stimolano, in quanto si finirebbe proprio nel periodo in cui – tradizionalmente – i sauditi incrementano la produzione…

In malafede?

Le reazioni del Greggio alle dichiarazioni di al Naimi sono state – nell’immediato – all’insegna del ribasso e particolarmente incisivi sono stati i commenti giunti a mercato: citiamo – tra i tanti – quello di Harry Tchilinguirian (BNP Paribas), che dichiara:

“L’intero accordo potrebbe risolversi in un nulla di fatto e per quanto concerne i sauditi, questi potrebbero essere in malafede in quanto il congelamento della produzione giunge in un momento caratterizzato da una produzione ai massimi livelli”.

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