From Co-caine to Co-coa: la situazione in Colombia

Asti, 16 novembre 2015

Il sig. Sanchez ha assistito ad un omicidio o meglio: ad una vera e propria esecuzione.

La vittima era un suo amico ed anch’egli era un coltivatore di Coca.

L’assassinio fu la classica goccia in grado di far traboccare il vaso e così il sig. Sanchez ha accettato l’invito del governo ad abbandonare la coltivazione della Coca per passare al Cacao; oggi – sei anni dopo l’uccisione – il sig. Sanchez non tornerebbe indietro, ma a convincerlo a continuare sulla retta via non sono le preoccupazioni relative alla sicurezza personale, ma bensì il contesto economico.

I prezzi del Cacao stanno aumentando nettamente sui mercati internazionali ed i soldi iniziano a fluire nelle tasche dei coltivatori andini: il sig. Sanchez ha incassato 6800 Pesos per ogni chilogrammo contro i 5000 Pesos dell’anno passato.

La Coca ha causato un sacco di vittime – ci dice Sanchez – alcuni membri della famiglia sono stati uccisi mentre altri ancora sono finiti in carcere: le entrate economiche della Coca non giustificano questo rischio”.

I futures sul Cacao si sono mostrati particolarmente performanti, vediamo alcune peculiarità:

  • Nei tre anni terminati il 10 novembre hanno registrato un’impennata del 39%
  • Il Bloomberg Commodity Index – che non include il Cacao – è crollato del 40% in questi stessi tre anni

L’andamento del Cacao riflette una situazione negativa in Africa Occidentale, area che pesa per il 70% del fabbisogno mondiale.

Nel dettaglio, le colture risultano deteriorate dall’impatto di El Nino, pattern climatico in questa occasione particolarmente intenso che ha portato nelle aree dedicate alla coltivazione del Cacao una pesante siccità: tra le aree maggiormente colpite troviamo il Ghana, nazione che si colloca al secondo posto nella classifica dei produttori.

Attualmente abbiamo assistito ad un ritorno delle precipitazioni che ha contribuito ad allentare – seppur in minima misura – le preoccupazioni relative ai raccolti.

Allo stesso modo risultano in contrazione i raccolti della Costa d’Avorio – Top Producer a livello globale – e, secondo un’analisi condotta da Cocoanect, problemi di produzione saranno presenti anche in Indonesia ed Ecuador.

Il contesto complessivo si mostra favorevole ad una contrazione produttiva generalizzata, con le piante ormai vecchie attinte da malattie e con la nuova generazione che si mostra riluttante a seguire le orme della precedente nella coltivazione del Cacao.

Le stime della International Cocoa Organization mostrano che il consumo globale dei beans di Cacao supererà la produzione per circa 96000 tonnellate nei 12 mesi che si concludono il 30 settembre 2016, mentre uno studio condotto da Euromonitor International evidenzia come il mercato del Cacao possa arrivare a valere circa 115 miliardi di dollari nel 2020 contro i 50 miliardi attuali.

Tutto questo è frutto dell’impegno degli Stati Uniti e dei governi degli stati del Sud America nel ridurre la coltivazione della Coca. Il raccolto illegale si effettua solamente nella regione andina con il Perù che pesa per il 39% della produzione di Cocaina seguito dalla Colombia (33%) e dalla Bolivia (28%).

Una stima dello U.S. Office of National Drug Control Policy mostra come i maggiori utilizzatori finali siano Stati Uniti ed Europa.

La U.S. Agency for International Development (USAID) ha iniziato il suo programma di sviluppo di colture alternative in Perù circa 20 anni fa e dal 2002 ha investito 620 milioni di dollari in un piano di recupero che riguarda oltre 80000 ettari (198000 acri) di terreno coltivato a Coca: l’obiettivo è sostituire le piante di Coca con alternative legali come il Cacao (Gregory Swarin, USAID).

Gli agricoltori locali sono sulla buona strada per implementare ulteriori 28000 ettari coltivati a Cacao grazie ad un piano triennale avviato dalla Peru Cocoa Alliance nel 2013 del valore di 36 milioni di dollari.

Export in crescita

Il valore delle esportazioni di Cacao del Perù è aumentato del 57% 247 milioni di dollari nel corso del 2014 ed i dati elaborati dal governo mostrano che la produzione potrebbe letteralmente raddoppiare nel 2020 rispetto alle attuali 80993 tonnellate.

La soddisfazione è palpabile tra i coltivatori locali e – forse – ancor di più nelle loro famiglie: un esempio può essere quello di Reyes Mulatillo – 36 anni – che, con l’aiuto della USAID e di un’associazione locale, ha abbandonato la coltivazione di Coca.

Il sig. Reyes coltiva un ettaro di terreno con beans premium e si attende un raccolto – il primo – di oltre 250 Kg.

“Volevamo coltivare un prodotto legale – dice Mulatillo – ed allo stesso tempo desideravamo una vita più tranquilla”.

Il governo della Colombia ha iniziato il suo programma di sviluppo di colture alternative circa dieci anni fa con il sostegno dello United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC): ai giorni nostri si calcola che circa il 58% delle piantagioni di cacao del paese sorgano su un’area precedentemente dedicata a raccolti illegali (58886 ettari).

Output in aumento

Il passaggio alla coltivazione del Cacao ha indotto un incremento produttivo dell’11% nella produzione colombiana per un totale di 54120 tonnellate nei 12 mesi terminati il 30 settembre (dati rilasciati dalla National Federation of Cocoa Growers con sede a Bogotà).

Il sig. Sanchez è ora presidente di un’associazione locale di coltivatori di Cacao ed attualmente coltiva una superficie pressochè pari a quella un tempo occupata dalla Coca: le previsioni sono per  un raccolto di 5 tonnellate di beans nel 2016 contro le 3 tonnellate di quest’anno.

Un recente prestito ottenuto dall’associazione (la Ascoval) gli consentirà di aggiungere ulteriori 1.5 ettari di terreno da destinarsi al Cacao.

Il supporto alle colture legali si traduce in una contrazione delle piantagioni di Coca in Perù, Colombia e Bolivia: le rilevazioni mostrano che le coltivazioni illegali si attestano a 120000 ettari nel 2013, valore che si conferma come il più basso dalla metà degli anni ’80.

Non abbiamo – tuttavia – solo effetti positivi, infatti in alcune aree si è osservata una reazione opposta con i coltivatori che continuano a flirtare con le piantagioni di Coca a causa di un aumento dei prezzi indotto dalla minor produzione.

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