Cina: L’industria Collassa!

Appuntamento settimanale doppio, con una prima parte dedicata all’analisi della situazione industriale in Cina a cui segue un’attenta analisi della posizione grafica dell’Oro.

Le considerazioni arrivano da Zhu Jimin, il vice capo della China Iron & Steel Association e se qualcuno nutre dubbi sull’effettiva ampiezza della crisi di quella che di fatto è la maggiore industria dell’acciaio a livello globale allora non deve far altro che stare ad ascoltare il dirigente: la crisi è immensa e la domanda è letteralmente al collasso.

I tagli alla produzione – continua Jiminsono lenti rispetto alla contrazione della richiesta e quindi l’eccesso di offerta sta via via peggiorando ed anche se il governo ha ripetutamente tagliato i tassi di interesse le acciaierie sono oggetto di un rialzo dei costi di finanziamento”.

I siti produttivi cinesi – che di fatto generano circa la metà della produzione globale – stanno affrontando un periodo particolarmente difficile caratterizzato da una fornitura estremamente ampia cui si abbinano prezzi bassi ed una domanda locale in calo a causa di un rallentare dell’economia locale.

Questa condizione si riflette sui prezzi dell’Iron Ore (minerale di ferro) ed incrementa le tensioni conseguenti alla necessità di vendere il prodotto all’estero.

Le proiezioni di Shanghai Baosteel Group Corp non sono certo incoraggianti con una produzione cinese di acciaio prevista in contrazione per il 20%.

La domanda cinese – ci spiega Jimin – è letteralmente evaporata ad una velocità senza precedenti in corrispondenza della frenata della crescita economica della nazione. La richiesta in calo sta inoltre abbassando i prezzi nelle gare di appalto dei vari siti di produzione”.

Perdite

I laboratori di medie e grandi dimensioni hanno subito perdite ingenti di 28.1 miliardi di Yuan (4.4 miliardi di dollari) nel corso dei primi nove mesi dell’anno e la domanda di acciaio in Cina si è ridotta dell’8.7% su base annua (dati fonte China Iron & Steel Association).

I segni di difficoltà nelle aziende stanno aumentando ed il produttore Angang Steel ha avvertito che in questo mese si attendono perdite dovute al calo dei prezzi ed alle oscillazioni valutarie: sul mercato di Hong Kong la società ha perso più della metà del valore nel corso di quest’anno.

L’output di acciaio grezzo del paese è sceso del 2.1% a quota 608.9 milioni di tonnellate nel corso dei primi nove mesi dell’anno a fronte di un export in crescita del 27% a quota 83.1 milioni di tonnellate.

Mai così male

I laboratori cinesi stanno affrontando le peggiori condizioni mai viste e nella maggioranza dei casi fioccano le perdite, dati questi corroborati dalle analisi condotte da Citigroup e Macquarie, che confermano le estreme difficoltà in essere.

Se il percorso produttivo cinese ricalcherà quello di Europa, USA e Giappone è plausibile che arriveremo ad una contrazione pari ad un quinto del totale (fonte Baosteeel).

Il finanziamento – termina Jimin – è un problema molto sentito dalle ditte con le banche che, di fatto, limitano i prestiti alle aziende che hanno il loro core business nella siderurgia. Molti laboratori stanno incontrando difficoltà nell’estendere i prestiti oppure devono pagare interessi maggiori”.

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