Trading e mente: due esperti a confronto

Asti, 11 marzo 2014

Trading e psiche: un’ intervista a due esperti rivolta a coloro che da poco si sono avvicinati o vogliono avvicinarsi all’ affascinante mondo dei mercati finanziari.

Trading: una passione che potremmo definire “croce e delizia”! Si, perché il trading è così: si investe denaro e quando si chiude l’ operazione,  se siamo stati bravi, abbiamo guadagnato, se no abbiamo lasciato indietro qualche soldino… Ma si riduce tutto ad una questione di guadagno o perdita? Sicuramente no, vi è una complessa  componente emotiva nel giocare in borsa che spesso genera le emozioni più disparate: ansia, paura, euforia, per citarne alcune. Quindi cosa succede nella mente di un trader, quali processi mentali si avviano nella nostra mente quando osserviamo quei monitors strabordanti grafici e numeri?  Per avere una risposta a queste complesse domande, abbiamo chiesto il parere di due esperti del settore: Stefano Fanton, (per sua stessa definizione trader, formatore e scrittore) e Gloria Fasano, affermata psicologa.

Diamo ora il via a questa intervista ed ascoltiamo il parere dei nostri due esperti; alle prime due domande risponderà dapprima Stefano Fanton, mentre la dott.sa Fasano preferisce fornire una risposta unica per entrambi i quesiti.

Crisi economica, queste due parole imperversano da tempo in quotidiani e telegiornali: come influiscono i media con le decisioni di un trader? E come dovrebbe comportarsi un individuo per non farsi influenzare?

Stefano Fanton

I prezzi salgono perché ci sono aspettative di un loro futuro incremento. Sarebbe riduttivo negare l’influenza dei media nella formazione del sentiment. Ma un trader professionista non deve farsi influenzare da nulla che non siano i fatti, misurabili dai prezzi. Tutto il resto sono solo piacevoli canti di sirena, proprio come quelli che ascoltò Ulisse sulla via per Itaca.

Passiamo ora ad un discorso più tecnico: l’ immagine più conosciuta del trader è quella di una persona circondata da monitors con grafici e numeri.

Passiamo ora ad un discorso più tecnico: l’ immagine più conosciuta del trader è quella di una persona circondata da monitors con grafici e numeri. Cosa succede nella mente di un trader di fronte a questo flusso inarrestabile di dati?

Stefano Fanton

Ogni trader ha un proprio protocollo operativo che muta nel tempo, si evolve, involve, adatta. Il segreto è l’adattamento all’ambiente, anche i pensieri devono necessariamente adattarsi. L’unica certezza che possediamo è che i mercati trovano sempre nuovi modi per sorprenderci.

Lasciamo ora la parola alla dott.sa Fasano e sentiamo cosa risponde a queste prime due domande.

Gloria Fasano

Non è possibile rispondere in maniera univoca alle prime due domande in quanto il modo in cui un trader si fa influenzare dagli avvenimenti sociali e dai media dipende soprattutto dalla sua storia personale e dalla solidità dei confini della sua personalità.  Certo, non può agire senza tenere conto del contesto in cui si muove, e deve cercare di ottenere più  informazioni possibili sull’andamento del mercato e degli ambiti ad esso connessi attraverso la fruizione di molte fonti differenti. Questa modalità operativa  gli consente di mettere a confronto più pareri non dimenticando che spesso i media non possono esprimere un pensiero del tutto indipendente, ma l’impatto emotivo che tutto questo ha nel condizionare le sue scelte è in gran parte una funzione della sua capacità di filtrare in modo corretto ciò che perviene dall’ambiente esterno per sottoporlo al vaglio delle capacità critiche di cui dispone. Non c’è, quindi, una risposta che vada bene per tutti: è una questione soggettiva.

Lo stesso dicasi per quello che avviene nella sua mente di fronte ai monitors. Credo che le caratteristiche che accomunano i traders in questa fase del lavoro siano l’utilizzo di qualità legate all’intelligenza cognitiva, quali l’analisi e la sintesi e all’intelligenza emotiva, come  la capacità previsionale ed il decisionismo. Il tutto in tempi estremamente ridotti. Sicuramente un ruolo viene rivestito anche dall’attrazione per il rischio e per la sfida con se stessi.

Nell’ introduzione di questa intervista abbiamo definito il trading una passione e le passioni, si sa, si coltivano di giorno in giorno e così arrivano le prime operazioni, ben studiate e poi si continua, si continua e non si vede l’ ora di prendere posizione sul mercato, quasi non potessimo farne a meno! La domanda è: può il trading causare assuefazione? Ed in caso di risposta affermativa, come possiamo evitare di cadere in questa trappola?

Stefano Fanton

Certamente. Qui la risposta è difficile, il trading rivela il carattere di una persona, alcuni riescono a smettere senza problemi, per altri diviene una patologia.

http://www.traderpedia.it/wiki/index.php/Assuefazione_da_trading

Gloria Fasano

Certo, il trading può causare assuefazione e questo almeno per due ragioni. In primo luogo va incontro ad un’esigenza fondamentale per qualsiasi persona e a qualunque età, quella di sentirsi COMPETENTI. Ogni individuo per poter godere di quella quantità di autostima indispensabile al sentirsi adeguato e, di conseguenza, accettato dagli altri, necessita di sentirsi particolarmente capace in qualche ambito, se possibile addirittura di distinguersi dalla massa. Comprendere i complessi meccanismi del trading, che sfuggono ai più, è sicuramente un modo per acquisire questo senso di sé e del proprio valore.

In seconda istanza il trading comporta pur sempre una quota di rischio. E’ una sorta di gioco d’azzardo, anche se non si basa solo sulla fortuna ma, anzi, soprattutto sulle capacità previsionali del trader. Ma un trader accorto sa bene che le variabili in gioco sono talmente tante che la loro interazione non è sempre prevedibile: in questo sta l’azzardo. E l’azzardo si connette al bisogno di trasgressione, di venir meno alle imposizioni che derivano dal Super-Io, ossia dalla morale interiorizzata attraverso i modelli e gli insegnamenti genitoriali.

Questi due bisogni insieme si potenziano reciprocamente, finendo per creare emozioni di euforia, di senso di sé come potente e questo genere di sentimenti costituiscono una sorta di “droga” di cui l’individuo non può fare a meno. Il modo per evitare di cadere in questa trappola è semplice a dirsi e meno a farsi: il trader dovrebbe poter far conto su altri ambiti della propria esistenza, non rischiosi, da cui trarre le stesse soddisfazioni e le stesse emozioni, come lo sport, l’amore, la famiglia, il lavoro, l’amicizia, l’impegno sociale e/o politico. Tutto ciò che fa sentire una persona realizzata, considerata, riconosciuta socialmente è un antidoto alle dipendenze di qualsiasi tipo, anche quella da trading.

Rimanendo in tema di trappole, la rete è colma di offerte commerciali riguardanti corsi, spesso costosi, che promettono miracoli: chi si avvicina a questo mondo e volesse rivolgersi ad un formatore, quali caratteristiche dovrebbe ricercare? Cosa distingue un formatore professionale?

Stefano Fanton

I corsi servono solo per accelerare il processo di apprendimento delle nozioni di base. Il resto del percorso dev’essere solitario, solo così si imparerà sulla propria pelle cosa vuol dire perdere. Con l’esperienza diretta.

Gloria Fasano

Nella stessa maniera in cui si distingue la preparazione di un qualsiasi professionista. Trader non ci si improvvisa, meno che mai formatore. Chi propone questi corsi dovrebbe dare garanzie in termini di titoli riconosciuti dalla comunità dei traders e di esperienza in senso anche temporale. Un altro requisito che deve avere è senz’altro una linea d’azione equilibrata. Chi ha un atteggiamento  eccessivamente trasgressivo, con un alto gradiente di rischio assunto non è un buon modello. Può colpire l’immaginario degli utenti, offrendo panorami entusiasmanti quanto fugaci. Bisogna tenere a mente che i guadagni facili e sicuri non esistono.

Quindi, per concludere, quale dovrebbe essere la corretta impostazione mentale di un trader?

Stefano Fanton

Il trader è mentalmente ben impostato quando padroneggia il Mantra del trader, argomento che ho trattato in un mio vecchio libro “Lo Zen e la Via del Trader Samurai.

Sintetizzando al massimo il trader professionista traccia scenari, individua possibili livelli chiave dei prezzi dove attendere il cambio della volatilità e, quando sente una previsione su uno strumento finanziario, chiude a riccio la propria mente recitando il mantra:

Non lo so

Non mi interessa

Non lo voglio sapere

In un crescendo assordante il trader elimina la tentazione di ascoltare le ingannevoli voci delle sirene ammaliatrici predisponendo la propria operatività alla neutralità assoluta.

•          Non lo so: il trader è consapevole di non saper divinare il futuro

•          Non mi interessa: significa che sa che nessuno lo può fare

•          Non lo voglio sapere: il metodo operativo prescinde dalle previsioni sul futuro

Non è facile da capire per i non addetti ai lavori, i trader navigati comprendono immediatamente il senso di questo mantra…

http://www.traderpedia.it/wiki/index.php/Il_mantra_del_trader

Gloria Fasano

In parte questa domanda ha già avuto una risposta. Avere nella vita una varietà di ambiti in cui sentirsi appagati mette al riparo da un’impostazione mentale scorretta perché rischiosa. Si deve aggiungere, però, che è importante che un trader si ricordi che per essere efficace deve essere preparato ed aggiornato in tante aree differenti, non solo quella economica. L’economia è un sistema COMPLICATO (in antitesi con i SISTEMI COMPLESSI attualmente ben illustrati dalla fisica), cioè un sistema in cui agiscono una moltitudine di fattori che si influenzano a vicenda. L’atteggiamento mentale che un trader deve avere è quello di non sentirsi mai “al sicuro”, mai “definitivamente preparato”. Bisogna leggere, informarsi, confrontarsi su temi come la geopolitica, la storia (si pensi alle vicende che riguardano la Germania dalla seconda guerra mondiale in poi e che verosimilmente la porteranno presto ad essere al centro del risentimento del resto dell’Europa con conseguenze economiche e politiche piuttosto prevedibili e disastrose, che avranno un effetto sui mercati degli altri Paesi), la sociologia, la psicologia delle masse e quella individuale e molto altro ancora.

Ed, infine, è necessario tenersi sempre allerta rispetto alla tendenza a voler “alzare il tiro” di volta in volta, investendo sempre un po’ di più, fino a rischiare grosse cifre che comprometterebbero pesantemente  il capitale personale qualora l’operazione non avesse l’esito sperato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...