Tapering: le supposizioni diventano realtà!

Official portrait of Federal Reserve Chairman ...

Official portrait of Federal Reserve Chairman Ben Bernanke. (Photo credit: Wikipedia)

Asti, 18 dicembre 2013

Quelle che sino ad oggi erano solo mere supposizioni, nella serata del 18 dicembre sono diventate realtà: la Fed riduce lo stimolo economico!

La notizia che tanto si temeva è alla fine arrivata: il tapering ora è realtà! La posizione tenuta dalla Fed nell’ eseguire la riduzione si è comunque mostrata all’ insegna della cautela, con una riduzione a 75 miliardi di dollari dai precedenti 85miliardi. La misura sarà resa effettiva dal mese di gennaio e i 75 miliardi saranno suddivisi tra titoli del tesoro (40 miliardi) ed obbligazioni ipotecarie (35 miliardi).

Incisive le parole di Bernanke, che imputa ai progressi compiuti sul fronte del mercato del lavoro in termini di occupazione la decisione odierna; una decisione che non sembra destinata a durare nel tempo, poiché il presidente della Banca Centrale si affretta a dichiarare che l’ arrivo di dati che confermino il continuare di questo miglioramento potrebbero portare ad ulteriori riduzioni, le quali avverranno comunque in modo graduale.

Gli obiettivi della Fed

La Fed si esprime anche sui tassi di interesse i quali dovrebbero rimanere bassi ancora per un lungo periodo, almeno sino a quando il tasso di disoccupazione risulterà essere superiore al 6.5% e le prospettive per l’ inflazione non supereranno il 2.5%.

Come sempre in questi casi fioccano i commenti da parte degli addetti ai lavori, con Eric Rosengren (presidente della Fed di Boston) che si dichiara non soddisfatto della decisione presa oggi, poiché, a suo dire, sarebbe stato meglio attendere un ulteriore miglioramento dei dati economici in arrivo, mentre sembra quasi rassegnato Chris Rupkey (capo economista presso Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ Ltd., New York), il quale dichiara che ormai la politica economica è cambiata e la storia insegna che non si torna indietro.

I dati migliorano

Come detto in precedenza la Fed è stata indotta a prendere la decisione odierna in seguito a dati macroeconomici in arrivo che testimoniano un miglioramento dello stato di salute dell’ economia a stelle e strisce, ma quali sono questi dati? Innanzitutto i dati relativi al mercato del lavoro, che mostrano un tasso di disoccupazione ai minimi da 5 anni a questa parte; l’ ultima rilevazione dei Non Farm Payrolls, che si sono mostrati nettamente superiori alle attese; la produzione industriale, che sale al livello più alto dell’ ultimo anno ed in ultima analisi la forte ripresa di cui è stato oggetto il mercato immobiliare, con i consumatori spinti all’ acquisto di nuove case od al rifinanziamento di mutui esistenti dai bassi tassi d’ interesse vigenti.

Le reazioni dei mercati

I mercati gradiscono i fatti odierni e festeggiano con chiusure in rialzo, con lo S&P 500 che termina gli scambi a quota 1810.65 (+1.66%), mentre il Dow Jones fa ancora meglio chiudendo la sessione a quota 16167.97, con un guadagno percentuale dell’ 1.84%.

Appaiono contrastate le commodities, con caffè e benzina che guidano i rialzi con guadagni percentuali rispettivamente dell’ 1.58% e dell’ 1.68%; in modesto rialzo anche il crude oil WTI (97.63 $/bbl, + 0.42%) ed il Brent (109.35, + 0.84%); negativi i grains, con il wheat che guida i ribassi con un calo percentuale dell’ 1.13% (612.75 USd/bu) e negativi anche i metalli, con l’ oro che termina la sessione a 1219.4 $/t.oz (-0-9%) e l’ argento che chiude la giornata a quota 19.79 $/t.oz (-0.25%).

Si rafforza il dollaro, che sale ad un massimo di cinque anni contro lo yen e si mostra in rialzo anche verso la maggior parte delle valute.

In rialzo il rendimento dei T-Notes a 10 anni, che guadagna quattro basis points giungendo così al 2.88%.

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