Shutdown: la proposta di Collins ed il rifiuto di Feinstein. 14 ottobre 2013

Asti, 14 ottobre 2013

Lo shutdown del governo federale USA continua a tenere banco tra proposte e dinieghi. Un piccolo aggiornamento sulla lotta in corso tra repubblicani e democratici.

Siamo a lunedì 14 ottobre ed una soluzione vera e propria allo shutdown del governo federale USA non ha ancora visto la luce. I mercati attendono segnali precisi con il segmento dei metalli preziosi che naviga a vista in preda all’ emotività scatenata dalla singola notizia. Di seguito un piccolo aggiornamento sulla situazione politica negli States.

Harry Reid

“Sto facendo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo”, queste le parole del leader della maggioranza al Senato USA Harry Reid e qual’ è l’ obiettivo? Ovviamente la risoluzione dello shutdown del governo federale. Reid, nella sua intervista a Bloomberg, si dice fiducioso nel fatto che i Repubblicani saranno disposti a riaprire il governo con un innalzamento del tetto del debito.

Susan Collins

Parla di discussioni costruttive la repubblicana del Maine Susan Collins (leader di un gruppo di senatori moderati), la quale asserisce: “C’è voluto troppo tempo e non si sarebbe mai dovuto arrivare a questo punto, ma credo che durante questa settimana si arriverà ad una risoluzione del problema”. Nel frattempo giungono anche le pressioni da parte dei democratici i quali si dicono preoccupati per gli effetti che il protrarsi dello stallo potrebbe avere sui mercati azionari USA, i quali, a differenza dei mercati obbligazionari,  rimarranno aperti anche in occasione del Columbus Day.

Christine Lagarde

Anche la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde si fa sentire e le sue parole suonano come un monito, ed in un’ intervista alla NBC dichiara :”Lo stallo sul tetto del debito sta minacciando gli Stati Uniti e le economie mondiali; la mancanza di fiducia negli USA creerebbe enormi disagi a livello mondiale e si affaccerebbe, ancora una volta, lo spettro della recessione”. Parole decise, che arrivano insieme all’ invito a non usare “contabilità creativa” per evitare il default.

I mercati

I mercati sono impauriti o temono gli effetti di questa crisi? Il rappresentante repubblicano Tim Huelskamp non la pensa così e dichiara che la Casa Bianca sta spaventando i mercati, queste le sue parole:” La realtà dei fatti è che il 17 ottobre (data in cui gli USA in mancanza di accordo si avvierebbero verso un potenziale default) è una data che non avrà un forte impatto, a meno che non sia la Casa Bianca stessa a creare preoccupazione” (da un’ intervista rilasciata alla CBS). Ovviamente non tutti concordano con Huelskamp ed i dissensi arrivano anche da lontano, dalla Cina di Liu Chang (corrispondente dell’ agenzia Xinhua News Agency) il quale definisce pericolosa l’ attuale situazione di stallo, ma anche dal Giappone, il cui Ministro delle Finanze Taro Aso dichiara in un’ intervista a Bloomberg dell’ 11 ottobre che sono gli Stati Uniti a dover risolvere la loro crisi e non il Giappone a doversi preoccupare per i suoi investimenti in Treasury Bonds. A fine luglio il Giappone deteneva titoli del Tesoro USA per un ammontare di 1.140 miliardi di dollari. Dall’ interno, si dimostra invece ottimista il senatore repubblicano Bob Corker, il quale sostiene che vi è la possibilità di un accordo entro questa settimana.

I numeri della discordia 

Torniamo per un attimo a Susan Collins: la repubblicana, leader di un gruppo di senatori moderati, aveva proposto un piano per il proseguire delle trattative, ma questo è stato prontamente respinto dai democratici con Dianne Feinstein in testa a tutti, che definisce la proposta inaccettabile, poiché bloccherebbe il tetto di spesa pubblica federale  a 967 miliardi di dollari (21 miliardi di dollari in meno di quanto si stima sia necessario).

Susan Collins, incoraggiata dai colloqui bipartisan tra senatori, si dice fiduciosa nel fatto che il suo piano possa contribuire a trovare una soluzione; la proposta prevede che i finanziamenti siano estesi di sei mesi, con un termine a metà gennaio per i colloqui di bilancio a lungo termine; incluse anche alcune modifiche all’ “obamacare”, tra cui un provvedimento che richiede la verifica del reddito per beneficiare delle agevolazioni sanitarie.

Il senato e la Camera

E’ plausibile che un accordo del Senato troverebbe un’ accoglienza ostile da parte dei repubblicani della Camera che ancora cercano di ostacolare l’ obamacare e lo dice chiaramente il rappresentante repubblicano Jim Jordan, il quale si dice irremovibile sull’ intenzione di non incrementare il tetto di spesa (dichiarazione rilasciata in un’ intervista alla Fox).

Ove non specificato le notizie riportate nell’ articolo sono di fonte Bloomberg

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